11 Agosto 2022
12:06

I gatti vedono i fantasmi? No, ma hanno dei “superpoteri”

È capitato a tutti di vedere un gatto fissare un punto nel vuoto e immaginare che stesse vedendo un fantasma. In realtà, i gatti non vedono gli spiriti, ma percepiscono qualcosa che i loro sensi gli permettono di vedere e i nostri no.

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È capitato a tutti di vedere un gatto fissare un punto nel vuoto, dove noi non vediamo assolutamente nulla e di immaginare che lì vi sia qualcosa di sovrannaturale che il gatto riesce a cogliere e noi no. In realtà i gatti non stanno vedendo un fantasma, come vogliono farci credere molte leggende popolari: stanno semplicemente guardando qualcosa che i loro sensi gli permettono di vedere e i nostri no.

Cosa possono vedere i gatti che noi non vediamo?

Le capacità sensoriali di un gatto sono tali che è in grado di percepire cose che noi non riusciamo a vedere. Non si tratta dunque di fantasmi ma di capacità percettive diverse, che si sono sviluppate nel gatto in modo tale da consentirgli di cacciare al buio anche piccole prede.

I gatti infatti hanno un’elevata sensibilità alla luce: questa visione, cosiddetta scotopica, gli permette di vedere bene anche in condizioni di scarsa luminosità. Grazie alla conformazione delle pupille, estremamente dilatabili, l’efficienza visiva del gatto è circa 6 volte superiore a quella dell’uomo. Nel buio quindi il gatto riesce a vedere oggetti, animali che, al nostro occhio, non risultano visibili.

Inoltre l’occhio felino è strutturato per percepire anche il più piccolo e impercettibile movimento. È stato calcolato che un felino può arrivare a rilevare un movimento di soli 0,4 cm al secondo. Questo si traduce nel fatto che ciò che per noi risulta fermo per il gatto è in movimento.

Se con l’acuità visiva al buio i gatti ci battono di gran lunga, per quanto riguarda l’udito i gatti ci superano ancora di più: il gatto infatti è dotato di un udito estremamente sensibile.

Come è noto, tra le prede preferite del gatto ci sono i piccolo roditori: l’orecchio felino dunque si è sviluppato nel corso del tempo proprio per essere capace nel captare uno squittio di topo anche in lontananza. L’intervallo acustico udibile per i gatti infatti è addirittura superiore a quello del cane.

In aggiunta a ciò la bolla timpanica dei nostri amici gatti ha una maggiore capacità rispetto a quella dell’uomo: ciò implica il percepire i nostri stessi suoni con un volume tre volte superiore a come li sentiamo noi. Ecco perché molti gatti possono risultare infastiditi da suoni quotidiani che a noi sembrano innocui, come l’aspirapolvere, la lavastoviglie o un suono di un clacson fuori dalla finestra.

L’estrema mobilità del suo padiglione auricolare permette inoltre al gatto di localizzare con una precisione straordinaria la fonte di un determinato suono.

La percezione come processo attivo

La percezione non è solo un meccanismo passivo ed automatico, di acquisizione di uno stimolo (visivo, acustico, olfattivo) nel corrispondente organo ricettivo, ma un vero e proprio processo attivo che prevede anche una complessa elaborazione cognitiva e neuronale.

Ad esempio lo spazio dedicato all’elaborazione uditiva nel gatto possiede il 30% di cervello in più rispetto a quella dedicata nell’essere umano. Per il gatto dunque l’udito è davvero un superpotere!

Il gatto, un vero e proprio artista della predazione, riesce a percepire ed elaborare gli stimoli provenienti dal mondo esterno e a farli suoi anche attraverso altri strumenti, come i peli sensitivi e le vibrisse: quest’ultime ad esempio riescono ad individuare un oggetti anche grazie agli spostamenti d’aria.

Dunque i gatti non vedono i fantasmi, ma riescono a “vedere” molte più cose di quanto le nostre capacità percettive ci permettano di fare. E immergerci nel mondo percettivo del gatto, così diverso dal nostro, non è solo una mera speculazione scientifica: è un passo fondamentale anche per comprendere il suo comportamento e il suo stile relazionale.

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Elena Angeli
Esperta nella relazione gatto-uomo
Sfondo autopromo
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