4 Novembre 2023
9:00

I gatti si riconoscono allo specchio?

Cosa pensi un gatto della sua immagine riflessa è un mistero. I gatti infatti falliscono il test dello specchio, ma questo non significa necessariamente che non si riconoscano.

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gatto specchio

Cosa pensi un gatto della sua immagine riflessa nello specchio è un mistero che non è ancora stato svelato. I gatti falliscono il test standard utilizzato dalle scienze cognitive per stabilire se una specie è dotata di auto-consapevolezza ma questo non esclude che i gatti siano in grado di capire chi c’è dall’altra parte del riflesso.

La cosiddetta prova dello specchio è considerata dalle scienze cognitive una delle più accreditate per dimostrare l’auto-consapevolezza nelle specie animali. L'idea è quella di mettere un soggetto davanti ad uno specchio, marcare la sua fronte o un'altra parte del corpo non visibile con un segno rosso, e vedere se il soggetto è in grado di rendersi conto che c'è una macchia estranea sul suo corpo. Se è in grado di farlo, toccandola oppure cercando di rimuoverla, questo dimostrerebbe non solo che il soggetto ha riconosciuto se stesso nello specchio, ma anche che è consapevole del suo corpo e della possibilità di agire su di esso attraverso l'immagine riflessa.

Ad oggi questa prova è stata affrontata e superata da varie specie animali tra cui anche il gatto, che però l'ha miseramente fallita. Tuttavia gli scienziati stessi ci tengono a sottolineare che il fatto che un animale non superi la prova dello specchio – ovvero che resti indifferente alla presenza della macchia – non implica necessariamente che non sia auto-consapevole. Può darsi semplicemente che l'architettura della prova non sia adeguata alle caratteristiche della sua specie e/o lo stimolo della macchia non sia sufficientemente saliente per far emergere le caratteristiche cercate.

Cosa vedono i gatti quando si guardano allo specchio?

I filmati su YouTube ce lo testimoniano ma molti hanno modo di sperimentarlo dal vivo in casa: quando i gatti si vedono riflessi nello specchio la prima volta nella loro vita di solito hanno una reazione piuttosto spaventata.

In effetti l'impressione è che non solo non si riconoscano, ma che ritengano di avere di fronte un rivale. Non sappiamo cosa pensino davvero i gatti tanto più che, normalmente, dopo un periodo di baruffe con la loro immagine riflessa, si abituano e semplicemente smettono di farci caso. Probabilmente l'esperienza insegna loro che quell’immagine, pur riflettendo un gatto dalle posture minacciose (che sono poi quelle che il micio stesso assume le prime volte che si confronta con lo specchio), in realtà non dà seguito ad alcun tipo di scontro reale.

I gatti più piccoli sono anche in grado di avere un rapporto creativo con lo specchio, improvvisando dei giochi con quell'immagine che vedono riflessa e che chissà se riescono a codificare.

Come reagiscono i gatti davanti allo specchio

È difficile che un gatto alla sua prima esperienza con uno specchio non reagisca male o con diffidenza. È possibile che essendo un po' miopi oltre i 10 cm, i gatti percepiscano la forma di un altro gatto ma non siano in grado di riconoscere i dettagli della loro immagine e quindi rispondano come farebbero se in casa all'improvviso comparisse un gatto estraneo. Dunque alzano il pelo, esibiscono la gobba, piegano le orecchie all’indietro, si irrigidiscono, allargano le pupille, assumono tutta una serie di espressioni del corpo che indicano la presenza di tensione e paura.

Qualcuno può vocalizzare in direzione di questo gatto e altri, presi dall'esasperazione, possono persino arrivare ad aggredirlo.

Di solito, queste interazioni insegnano in poco tempo al gatto che l'individuo dall'altra parte del vetro, chiunque esso sia, non comporta in realtà alcuna conseguenza. Secondo alcuni scienziati i gatti si renderebbero conto che quell'immagine non ha nulla di concreto semplicemente per il fatto che non emana alcun tipo di odore.

Ad ogni modo tutti, sistematicamente, presto o tardi, arrivano ad ignorare la loro immagine riflessa.

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Sonia Campa
Consulente per la relazione uomo-gatto
Sono diplomata al Master in Etologia degli Animali d'Affezione dell'Università di Pisa, educatrice ed istruttrice cinofila formata in SIUA. Lavoro come consulente della relazione uomo-gatto e uomo-cane con un approccio relazionale e sono autrice del libro "L'insostenibile tenerezza del gatto".
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