Foto di repertorio
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Imprigionati in gabbia, chiusi in un garage al buio, senza luce e senza finestre, accuditi il minimo indispensabile per tenerli in vita: è la vita che per quasi un anno hanno vissuto quattro gatti e sei tortore liberati nei giorni scorsi dalle guardie forestali della stazione di Polcenigo, allertate dalla sezione Enpa di Pordenone.

Gli animali erano tenuti in un garage di una palazzina di Sarone, frazione del Comune di Caneva. Proprio un residente della piccola frazione ha deciso di avvisare l’Enpa di quanto stava accadendo: le prime verifiche hanno confermato la situazione di maltrattamento ed è scattata la segnalazione alle guardie forestali, che sono intervenute. Al loro ingresso nel garage gli operatori hanno trovato i gatti chiusi in due gabbie e un’altra gabbia contenente le tortore. Tutti gli animali erano in condizioni molto gravi. Restare al buio per mesi ha provocato loro moltissimi problemi di salute, alla vista in particolare, tanto che uno dei gatti è risultato essere quasi completamente cieco.

La proprietaria del garage, sulla carta umana di riferimento degli animali, si è giustificata sostenendo che si trattava di una sistemazione provvisoria, ma l’Enpa, presieduta da Aurora Bozzier, ha sottolineato come diverse testimonianze parlassero di una permanenza in garage al buio durata mesi. Gatti e tortore sono stati sequestrati e sono adesso sotto tutela dell’associazione, monitorati dai veterinari per verificare le loro condizioni di salute.

La donna adesso rischia una denuncia per maltrattamento animale, che non si configura soltanto in caso di ferimento, ma anche se gli animali in questione vengono costretti a vivere in condizioni di pericolo o che mettono a rischio il loro benessere. L’articolo 544 ter del codice penale stabilisce infatti che il maltrattamento si configura quando «per crudeltà o senza necessità, si cagiona una lesione ad un animale ovvero lo si sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche». La pena consiste nella reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro.