21 Febbraio 2023
11:28

Ecomafie mettono a rischio il futuro della Sicilia: l’allarme di Legambiente

L'ultimo report sull'ecomafie di Legambiente ci mostra la storia di un territorio che, per quanto pervaso da molti esempi di riscatto, è ancora fin troppo colpito da fenomeni criminosi che mettono a rischio la salvaguardia della sua natura.

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Sono oltre 200 mila gli ettari andati in fumo tra il 2017 e il 2021 in Sicilia. Questo il dato che emerge dall'analisi di Legambiente, che ha stilato come ogni anno il suo report dedicato all'ecomafie e che denuncia un lungo elenco di crimini commessi ai danni della fauna e della flora. Nell'arco infatti di soli 4 anni, l'isola avrebbe perso un'enorme fetta della sua biodiversità, principalmente per colpa degli incendi boschivi.

Neppure la pandemia è riuscita a rallentare gli illeciti: i numeri dimostrano infatti che le restrizioni dei passati anni non hanno rallentato la diffusione di crimini e di violenze perpetuate nei confronti della fauna e della flora. Soprattutto per quanto riguarda la Sicilia, che rappresenta la regione più coinvolta da questo fenomeno.

Dagli studi effettuati infatti da Legambiente, una buona percentuale degli eventi incendiari è da imputarsi al fenomeno dilagante delle agromafie. Ormai è infatti accertato che buona parte dei territori toccati dagli incendi in Sicilia hanno subito questa sorte non per colpa di piromani, ma per via degli interessi economici di singole persone con intenti criminosi, che guardano positivamente alla creazione di nuovi pascoli o di nuove potenziali aree edificabili. Già nel 2020, l'allora presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, aveva dichiarato «Veri e propri criminali si stanno impadronendo di grosse aziende agricole private e di intere aree demaniali della nostra regione con l’intimidazione e con la violenza, per i loro loschi fini».

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Sul sito di Legambiente, riguardo al propagarsi delle fiamme, che da anni mettono in ginocchio la Sicilia, si può d'altronde anche leggere: «Solo in parte gli incendi si spiegano con la tradizione agropastorale, che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi deviati legati all’edilizia, ma non solo. In alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo».

Spesso, dunque, le intimidazioni di coloro che vogliono imporsi su un territorio si esplicano con le fiamme. In alcuni, casi i criminali avrebbero bruciato alcuni campi per forzare i proprietari terrieri e i politici a piegarsi al loro volere. Talvolta però queste violenze possono essere espresse anche con metodi più sottili, come quelle che hanno avuto come vittima Giuseppe Antoci, vecchio presidente del parco dei Nebrodi, che per mesi ha subito minacce di morte culminate poi con un vero attentato. per fortuna fallito. Tali minacce, avrebbero dovuto infatti convincerlo a cambiare le sue politiche ambientali, che contrastavano gli interessi illegali di parte della popolazione locale.

Bisogna però sottolineare un punto importante. Con il termine ecomafie non ci si sta riferendo solo agli eventi criminosi perpetuati da Cosa Nostra. In questo termine rientrano infatti tutti i danni ambientali che sono provocati dal comportamento illecito di parte della popolazione. Perciò sono considerate ecomafie anche il caporalato, lo sversamento illegale e personale dei rifiuti in aree naturali, la pesca di frodo e il recupero di reperti archeologici senza autorizzazione. La mafia vera e proprio è solo una delle matrici dietro questo fenomeno, che ha ben più ampia diffusione nel territorio nazionale, anche se le regioni in cui son più numerosi i crimini ambientali sono le stesse in cui è tradizionalmente più diffusa la criminalità organizzata.

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Il grafico messo a disposizione di Legambiente ci permette di capire il trend del fenomeno degli incendi dolosi in Italia.

Per quanto gli incendi possano aver recato molti danni, ancora più gravi però risulterebbero i crimini commessi contro la fauna selvatica e la fauna domestica. Oltre 5.600 sarebbero stati infatti i crimini perpetrati a danno degli animali e del territorio regionale siciliano, sempre nei quattro anni intercorsi dal 2017 ad 2021. In questo caso, i reati inseriti in questa lista sono differenti e diversissimi tra di loro. Si parte dalla corse clandestine di cavalli per arrivare alla macellazione illegale degli stessi, dalla vendita di animali selvatici protetti al mantenimento in condizioni igieniche compromesse di bestiame in stalle fatiscenti.

La provincia che sembra comunque essere protagonista del maggior numero di crimini è quella di Palermo, che durante il periodo 2017-2021 ha avuto 2.058 casi di crimini e animali maltrattati, 1.919 persone denunciate, tre arresti e oltre mille sequestri. A seguire abbiamo la provincia di Catania e la provincia di Trapani, protagonista anche del fenomeno dilagante delle discariche abusive. A distinguersi invece "positivamente" sarebbe la provincia di Enna, che risulta ultima per i reati commessi con appena 27 reati e solo 28 persone denunciate.

Non sarebbe però solo l'interesse della mafia nei confronti del territorio a provocare così tanti danni. A provocare ingenti conseguenze a livello ambientale sarebbe infatti anche l'industria del cemento, che sempre più velocemente sembra avanzare inglobando intere pozioni dell'isola.

«In Sicilia – ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, durante il meeting di presentazione del report –  ci sono primati sulla questione animali e il ciclo del cemento. Emerge infatti una pervasività di questo fenomeno, in tutte le provincie. Oggi vogliamo ricordare che visto che la Sicilia sarà al centro della transizione ecologica con tanti investimenti europei, bisogna alzare il livello dell’attenzione per evitare che ci siano infiltrazioni criminali e mafiose nella filiera degli appalti. Per farlo bisogna però mettere magistrati e forze di polizia nelle condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro».

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Reati contro la fauna. Fonte elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto

«Nonostante ci sia una leggera flessione a livello nazionale dei reati contro l’ambiente – spiega invece Giuseppe Alfieri, neopresidente di Legambiente Sicilia – nelle regioni meridionali, e in Sicilia di più rispetto altrove, i numeri sono ancora eccessivamente alti. Ciò che preoccupa di più sono gli incendi boschivi nelle aree naturali, l’abusivismo edilizio e la gestione illecita del ciclo dei rifiuti».  Secondo Alfieri, alcune tipologie di reati che si presentano presso aree naturali o nel demanio marittimo durante la pandemia sono persino aumentati.

Alfieri infatti riscontra che le restrizioni non hanno portato a un ridimensionamento del fenomeno del bracconaggio. Tutt'altro. «Bisogna sottolineare che esiste un’attitudine particolarmente violenta dei bracconieri di usare sempre più spesso tecniche di caccia rudimentali e ovviamente proibite. Per esempio, ci sono tante specie di uccelli sottoposte a protezione, come l’aquila del Bonelli, specie pregiatissima, rara, le cui uova vengono prelevate dai criminali direttamente nei nidi, per essere destinate al commercio nel mercato internazionale anche attraverso il web».

Tornando infine sugli incendi, il meeting si è poi spostato sull'anno che si è appena concluso. I dati provenienti dal 2022, infatti, non sono rientrati all'interno dell'ultimo report, ma il trend sembra essersi mantenuto anche per quest'anno. E Alfieri descrive uno scenario desolante, che desta preoccupazione in tutti gli ambientalisti siciliani. «Sul fronte degli incendi, la stagione estiva 2022 si è chiusa con un bilancio impressionante: secondo il dati del Corpo forestale della Regione Siciliana, tra il primo giugno e il 15 ottobre sono andati in fumo 55 mila ettari di terreni, una superficie paragonabile all’intero territorio del Parco dell’Etna. Tra interventi di elicotteri e canadair, il costo per le finanze pubbliche è stimabile in 22 milioni di euro. Interi boschi prima presenti sull'isola sono stati spazzati via. La domanda è immancabile: con l'estate alle porte, concretamente cosa si può fare?»

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Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia

Legambiente, per rispondere a questa esigenza, avvierà a marzo una nuova campagna, con tutti i suoi volontari, che metterà in discussione le scelte politiche finora utilizzate e le proposte utili per contrastare questo fenomeno. Secondo Alfieri inoltre va fatta un’opera di prevenzione con largo anticipo che permetta di avere una gestione lungimirante del fenomeno e degli stessi enti che dovrebbero essere impiegati per spegnere gli incendi.

Più importante però sono la divulgazione e la sensibilizzazione, secondo gli ambientalisti di Legambiente. Per provare a smontare la diffusione delle ecomafie ed educare e giovani generazioni verso comportamenti corretti «Bisogna raccontare i grandissimi danni che gli incendi e altri crimini provocano alla biodiversità, che portano a conseguenze come i cambiamenti climatici che sono già una realtà» chiariscono dall'associazione. Ed è per questa ragione se da alcuni anni Legambiente ha creato una pagina specifica del proprio sito, in cui è possibile seguire i trend, anno per anno, regione per regione, i fenomeni criminosi che colpiscono il territorio italiano.

Sono laureato in Scienze Naturali e in Biologia e Biodiversità Ambientale, con due tesi su argomenti ornitologici. Sono un grande appassionato di escursionismo e di scienze e per questo ho deciso di frequentare un master in comunicazione scientifica. La scrittura è la mia più grande passione.
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