"Non esiste dolore o sofferenza, che possa impedire a un padre di dare amore a un altro figlio". Con questo messaggio Max Piro, l'umano di Beethoven – il labrador morto avvelenato a Varese lo scorso 23 febbraio – ha adottato un altro compagno di vita: Ares. «Se oggi è con me – scrive sul suo profilo Facebook – lo devo esclusivamente a tutte le splendide persone che fanno volontariato nei canili e nelle associazioni sparse su tutto il territorio».

La storia di Ares

Il cane pastore è partito da Frosinone per arrivare a Fagnano Olona ed entrare domenica mattina nella sua nuova casa. C'è ancora l'odore di Beethoven a casa Piro, i suoi giochi e la sua cuccia. Ares si è subito inserito onorando ciò che ha ricevuto dallo sfortunato Labrador.

Ares era stato adottato da cucciolo su richiesta dei bambini di una famiglia ma una volta diventato grande è stato abbandonato. La volontaria Catia Caracci aveva poche speranze per il cucciolone: «Aveva lo sguardo perso, di chi non capisce il perché di tanta sofferenza – racconta – La separazione dai bambini, da punti di riferimento in poche ore; sembrava non ci fosse pace per questa dolce creatura. Preso da cucciolo per il capriccio dei bambini, sbattuto fuori casa dopo pochi mesi, maltrattato dai parenti e non desiderato. Poi di nuovo il trauma di una gabbia come quella da dove era partito con il suo piccolo bagaglio da cucciolo».

Ma Beethoven deve averci messo lo zampino e i destini di Ares e Max si sono incrociati. «Quando l'ho visto la prima volta – spiega Max Piro – ho provato la stessa emozione che avevo sentito con Beethoven: è stato un grande miracolo della vita». Nel percorso di adozione Max è stato seguito dalle volontarie: «Sono persone meravigliose, capaci di dare se stesse solo per amore».

La solidarietà del mondo animalista

Un lutto, quello della perdita di Beethoven, che ha portato al cantautore la solidarietà dei concittadini e della Rete: «Mi ha aperto gli occhi su un mondo meraviglioso, fatto di amore e sacrificio, e so che ora ne farò parte anche io e sarò dalla loro parte con tutte le mie forze».

Non è passato giorno da quel mercoledì, quando il Labrador è stato avvelenato con del topicida sparso nel parchetto davanti a casa, che il suo umano non abbai pensato a lui: prima la pubblicazione sulla porta di casa di una lettera in cui con la "firma" di Beethoven raccontava che era stato ucciso da chi non sa amare, poi la campagna con l'hashtag #giustiziaperbeethoven per chiedere a chi avesse informazioni di aiutare le forze dell'ordine per risalire all'autore dell'avvelenamento.

Ancora: le foto ricondivise sui social, dove Max Piro ha ricevuto centinaia di messaggi di cordoglio e poi un tatuaggio sul polso per non dimenticare il suo amico. Oggi, le lacrime di dolore si uniscono a quelle di gioia per Max: dal momento in cui Ares è entrato nella sua vita non a sostituire ma a portare avanti tutto l'amore insegnato da Beethoven.