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16 Novembre 2023
18:42

Carne coltivata: dalla Camera arriva il divieto definitivo a produzione e vendita

La Camera dei Deputati ha detto il no alla produzione e vendita di carne coltivata. L'Italia è diventata oggi ufficialmente il primo Paese europeo a legiferare in tale direzione. Raggiunta da Kodami, la deputata Eleonora Evi definisce il provvedimento come l'ennesimo atto volto a «garantire gli interessi del settore zootecnico».

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La Camera dei Deputati ha detto il no definitivo alla produzione e vendita di carne coltivata. L'Italia è diventato così il primo Paese europeo a legiferare in tale direzione. Un orientamento che non sorprende dato che fin dall'inizio della discussione parlamentare sulla carne coltivata l'orientamento della maggioranza era chiaro.

«Quando il popolo italiano chiede qualcosa c'è un governo italiano che lo fa davvero», ha detto il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida che al termine della votazione in Aula ha ringraziato, tra gli altri, i lavoratori della Coldiretti. Lollobrigida ha poi sottolineato l'ampia fetta di parlamentari che hanno votato in favore del suo disegno di legge con il quale l'Italia ha chiuso le porte alla carne coltivata. Il ddl è stato approvato infatti con 159 voti favorevoli, 53 no e 34 astenuti.

«Un provvedimento coraggioso, chiesto dai cittadini con milioni di firme, che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo», ha scritto il Ministro della Sovranità Alimentare in un post su Facebook annunciando l'approvazione del ddl come una vittoria propria e del Governo guidato da Giorgia Meloni.

Di segno negativo la reazione dei parlamentari ecologisti che vedevano nella carne sintetica un'alternativa sostenibile all'allevamento. Raggiunta da Kodami, la deputata Eleonora Evi, cooportavoce di Europa Verde spiega: «È un provvedimento frutto di paura e mistificazioni. Alimenta la paura delle persone rispetto a scenari che non esistono, e si basa su mistificazioni perché segue i proclami di Coldiretti che fin dall'inizio aveva intrapreso una crociata contro la carne coltivata, subito demonizzata attraverso definizioni come "carne sintetica" o addirittura "Frankenstein"».

L'Italia è la prima a introdurre un divieto alla carne coltivata, ma potrebbe restare l'unica. «Se la produzione e la commercializzazione della carne coltivata saranno approvati dalla Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, questo prodotto circolerà liberamente in Europa e il nostro Paese potrebbe anche andare verso una procedura di infrazione – chiarisce Evi che prima di approdare al Parlamento italiano era eurodeputata – Questo si aggiunge alla beffa per le aziende italiane che hanno già investito in questa direzione e che, in virtù dei trattati europei per la libera circolazione delle merci, assisteranno alla commercializzazione della carne sintetica attraverso altri paesi vicini. Tutto questo per garantire gli interessi del settore zootecico».

La carne sintetica sarebbe potuta essere un'alternativa davvero cruelty-free alla produzione di carne, per questo il ddl ha incassato il no delle maggiori associazioni ambientaliste e di tutela animale italiene: ALI – Animal Law Italia, Animal Equality, CiWF – Compassion in World Farming Italia, ENPA – Ente nazionale protezione animali, LAV – Lega antivivisezione, LEIDAA – Lega Italiana difesa animali e ambiente, LNDC -Lega nazionale per la difesa del cane Animal Protection, Humane Society International/Europe e OIPA – Organizzazione internazionale protezione Animali. Le ong contestano la «natura fortemente ideologica del divieto ed evidenziano le numerose criticità del provvedimento».

Domiziana Illengo, responsabile area alimentazione vegana della LAV ha sottolineato che «il provvedimento è un deliberato attacco al progresso, che impedisce all’Italia di evolversi come invece stanno facendo sempre più Stati europei ed extra-europei, con una significativa spinta nella direzione della Transizione Alimentare. Siamo davanti alla legalizzazione di una presa di posizione bieca e antiscientifica, che permette alla lobby zootecnica di continuare a sfruttare, violare e uccidere milioni di animali, peraltro danneggiando la salute di tutte le persone, osteggiando in ogni modo una sua trasformazione migliorativa».

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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