Un wet market (credits:Animal Equality Italia)
in foto: Un wet market (credits:Animal Equality Italia)

Il video girato sotto copertura dagli attivisti di Animal Equality raccoglie quel tipo di immagini che spezzano il cuore. Animali maltrattati, abusati, torturati e privati di ogni forma di benessere, nella totale mancanza di norme igienico sanitarie. Sono gli animali dei purtroppo ormai noti wet market orientali, i famigerati mercati di Cina, Vietnam e India dove la loro vendita continua a produrre diritti disattesi per gli animali e il moltiplicarsi di terribili virus pronti a diffondersi in tutto il mondo come appena successo con il Sars- Covid-19. Ma è proprio per queste queste immagini che  Animal Equality si è aggiudicato il premio come migliore campagna per i diritti degli animali, il #Campaign4Animals Award 2020.

L'inchiesta video di Animal Equality

Un wet market orientale (credits:AnimalEquality Italia)
in foto: Un wet market orientale (credits:AnimalEquality Italia)

Per riuscire a riprendere gli attivisti hanno rischiato sulla loro pelle, hanno vissuto situazioni angoscianti, hanno subito un duro contraccolpo psicologico nei mesi successivi a quelle riprese. Eppure, è proprio grazie a quelle immagini e a quegli sforzi che la campagna di Animal Equality è riuscita a mobilitare una comunità di persone di tutto il mondo.  «Siamo molto soddisfatti di questa vittoria che riconosce i meriti e tutto il lavoro che è stato fatto dal team investigativo e dal nostro team internazionale – commenta Chiara Caprio, responsabile della Comunicazione di Animal Equality – I nostri investigatori hanno lavorato per molto tempo in Cina, India e Vietnam per documentare che cosa accade davvero nei wet market e avere l’opportunità di divulgare quello che abbiamo documentato è fondamentale».

Indagini sotto copertura tra il 2014 e il 2019 e poi nel 2020, quando è arrivata la Covid-19

Un wet market orientale, in un’immagine della video inchiesta di Animal Equality (credits:AnimalEqualityItalia)
in foto: Un wet market orientale, in un’immagine della video inchiesta di Animal Equality (credits:AnimalEqualityItalia)

La prima serie di immagini è stata raccolta dal 2014 al 2019 in una prima fase investigativa, quando ancora la covid-19 non era apparsa in tutta la sua devastante diffusione. Ma nel 2020, gli attivisti di Animal Equality hanno deciso di tornare negli stessi posti, proprio per verificare l'andamento dei wet market durante la pandemia. «La seconda fase della nostra inchiesta, realizzata grazie a coraggiosi attivisti locali cinesi, ha potuto dimostrare quanto il problema dei wet market fosse ancora diffuso, nonostante i proclami del governo cinese – spiega ancora Chiara Caprio – Questa campagna voleva gettare una luce su questo tema e anche far riflettere sul rapporto tra uomo e animali, uomo e natura, e abbiamo centrato questo obiettivo importante».

Il premio #Campaign4Animals Award 2020

Animali esposti ancora vivi in un wet market orientale (credits:AnimalEqualityItalia)
in foto: Animali esposti ancora vivi in un wet market orientale (credits:AnimalEqualityItalia)

Il premio, creato e promosso dall'organizzazione paneuropea per la difesa degli animali, Eurogroup for Animals, invitava le organizzazioni ad evidenziare i modi in cui la campagna creata aveva risposto alla crisi dovuta alla pandemia, evidenziando anche in che modo era riuscita a mobilitare i sostenitori. I membri di Eurogroup hanno poi votato quella ritenuta più efficace. Settantasette le organizzazioni europee che hanno presentato una campagna appositamente pensata e realizzata. «Con la nostra campagna internazionale per vietare i wet market abbiamo evidenziato la nostra strategia, l'intraprendenza e la capacità di mobilitare centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo per agire a sostegno degli animali».

500 mila firme in tutto il mondo e 2 milioni di visualizzazioni video

Animali esposti e venduti ancora vivi in un wet market orientale (credits:AnimalEqualityItalia)
in foto: Animali esposti e venduti ancora vivi in un wet market orientale (credits:AnimalEqualityItalia)

In pochi mesi, la campagna di Animal Equality ha raccolto oltre 500.000 firme in tutto il mondo e ha ottenuto il sostegno di persone di alto profilo, tra cui Stephen Fry, Peter Egan ed Evanna Lynch. Continua Chiara Caprio: «La campagna, che si è svolta in due fasi per tutto il 2020, ha generato oltre 440 servizi sui media, ottenendo oltre 2 milioni di visualizzazioni video dei nostri filmati investigativi. E, attraverso un tweetstorm coordinato su larga scala, abbiamo visto oltre 220.000 tweet pubblicati sul tema, con la nostra campagna di tendenza su Twitter in Messico, Italia, Stati Uniti e Spagna».

Obiettivo della campagna: rendere consapevoli sui pericoli che arrivano dal consumo di animali

Anche grazie a questo tipo di mobilitazioni e comunque grazie ad una maggiore sensibilità ormai diffusa riguardo a queste tematiche uscite dai confini nazionali e divenute ormai mondiali, nell'aprile 2021 l'Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto il divieto di macellazione e vendita di mammiferi selvatici. «Ovviamente ci sono ancora tanti risultati da raggiungere, ma siamo felici che il nostro lavoro di inchiesta abbia contribuito ad aumentare la consapevolezza sulla sofferenza animale a livello internazionale. Considerando che il 75% delle nuove malattie infettive provengono da animali, la nostra campagna ha contribuito a garantire che il mondo sia ora molto più consapevole dei pericoli legati al consumo di animali» conclude la Caprio.