21 Novembre 2022
13:32

Boom di avvistamenti di gazze marine, a Napoli non se ne vedeva una da quasi 100 anni

In queste ore numerose gazze marine, uccelli poco comuni e simili ai pinguini, sono state osservate nel Mar Ligure e non solo. L'osservazione più interessante arriva però da Napoli: «Qui non veniva osservata da quasi 100 anni», spiega l'ornitologo Rosario Balestrieri.

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Nelle ultime ore gli ornitologi e i birdwatcher italiani hanno segnalando numerosi avvistamenti di gazze marine, un uccello dall'aspetto simile a quello di un pinguino che vive di norma in mare aperto e che nidifica sulle coste e sulle isole nei mari del Nord, di solito su alte scogliere a picco sull'acqua. Diversi esemplari sono stati avvistati in questi giorni nel Mar Ligure, qualche altro individuo lungo il Tirreno e nel Sud della Sardegna ma l'osservazione certamente più degna di nota è avvenuta invece a Napoli, dove la specie non veniva segnalata da quasi 100 anni.

«Le ultime due segnalazioni per il golfo di Napoli risalgono al 1928, per cui sono esattamente 94 anni che questo uccello non viene avvistato nelle acque del golfo di Napoli», dichiara a Kodami Rosario Balestrieri, ornitologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn che nella mattinata del 21 novembre ha documentato la presenza della specie nei pressi del lungomare di Mergellina. La gazza marina (Alca torda) è uccello pelagico che nidifica lungo le coste dell'Atlantico settentrionale, in Europa nord-occidentale, in Groenlandia e in America nord-orientale.

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La gazza marina avvistata nei pressi di Mergellina. Foto di Rosario Balestrieri

Anche se sembra un pinguino, vola e come e in inverno abbandona le coste e le scogliere per disperdersi in mare aperto dall'Atlantico settentrionale al Mediterraneo occidentale e ancora più a Sud, fino alle Canarie. Arriva ogni anno nel Mediterraneo per trascorrere l'inverno, normalmente con numeri molto ridotti che la rendono una specie difficile da osservare. «In Italia la si osserva con una certa regolarità nel Mar Ligure, soprattutto da fine novembre a inizio marzo e nel golfo di Napoli, invece, la specie era segnalata con una certa frequenza solo fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900», racconta Rosario Balestrieri.

Ma alla fine dell'800 la gazza marina veniva già considerata una visitatrice invernale occasionale tra le acque partenopee: «Un esemplare maschio fu catturato il 12 gennaio del 1903 presso i Granilli – l'attuale porto –  e solo 10 anni dopo, sempre a gennaio, un altro individuo venne abbattuto a Napoli. Entrambi sono ora conservati presso il Museo di Zoologia della Federico II. Nell'1928 avvennero invece le ultime due segnalazioni note per il golfo di Napoli. Si trattava di due femmine abbattute a gennaio, entrambe oggi conservate presso il Museo Ornitologico Ferrante Foschi a Forlì», prosegue Balestrieri.

Le gazze marine non abbandonarono del tutto le coste campane ma la specie ricomparve solo nel 1970, questa volta al largo di Castel Volturno, nel Casertano. Altri esemplari vennero poi osservati nuovamente lungo il litorale Domizio nel 2012 e 2016 e in Cilento nel porto di Scario, nel gennaio 2017. Ma ora, dopo quasi cent'anni, la gazza marina è tornata nuovamente a nuotare e a tuffarsi tra le acque ai piedi del Vesuvio, una segnalazione storica che è però merito della collaborazione tra addetti ai lavori – come l'SZN – e non.

«Questa particolare osservazione è figlia di una dinamica virtuosa scaturita dalla collaborazione fra persone ed enti che vivono il mare – spiega Balestrieri – È merito dell'interazione avuta con l'istruttore di vela Pino Esposito, che aveva notato questo uccello diverso dagli altri ieri, verso il tramonto. Siamo entrati in contatto grazie ai seminari tenutisi presso la Lega Navale di Napoli e coordinati da Raffaella Casotti della Stazione Zoologica. Questi incontri sono rivolti a chi vive il mare e alle scolaresche e sono finalizzati proprio a informare e sensibilizzare sulla fauna marina. Proprio nei gironi scorsi ho tenuto un seminario sull'avifauna marina e grazie a questo incontro i velisti hanno iniziato a inviare segnalazioni e foto».

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La gazza marina avvistata a Napoli nuota alle prime luci dell’alba. Foto di Rosario Balestrieri

Capire come mai in questi giorni sembra esserci una piccola invasione nelle acque italiane non è però affatto semplice. Possono essere numerosi i fattori che influenzano la quantità e gli spostamenti degli uccelli migratori in inverno, soprattutto per quanto riguarda le specie marine. «È davvero complesso interpretare contestualmente le dinamiche che determinano gli spostamenti degli uccelli marino-pelagici, in quanto questi vengono indotti da variabili non semplici da decifrare sul momento, come le condizioni meteo-climatiche e la disponibilità e distribuzione della risorsa ittica», spiega l'ornitologo Balestrieri.

Un interessante studio pubblicato nel 2019 sulla rivista Movement Ecology, ha dimostrato, per esempio, che le gazze marine possono cercare nuove risorse trofiche spostandosi più a Sud quando il cibo scarseggia nelle aree di svernamento abituali. «Negli ultimi anni ci sono stati vari segnali d'allarme lanciati dagli uccelli marini e da chi li studia, come la moria di oltre 8.000 urie (uccelli marini simili alla gazza marina, NdR) per denutrizione avvenuta in Alaska nel 2016», racconta ancora Rosario Balestrieri che poi prosegue.

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L’osservazione è stata possibile solo grazie alla collaborazione tra esperti e non addetti ai lavori. Foto di Rosario Balestrieri

«Il mare e gli oceani sono sempre più a rischio a causa delle attività umane, dell'emergenza climatica, della plastica e altri inquinanti e del depauperamento della fauna ittica, solo per citarne alcune variabili che si riflettono sull'intero sistema di cui noi stessi facciamo parte. Gli uccelli pelagici ittiofagi sono forse la componente del sistema mare che possiamo monitorare senza immergerci, dalla loro presenza, distribuzione e successo riproduttivo possiamo quindi dedurre numerose informazioni utili per individuare le criticità e provare a mitigarle con specifiche azioni di conservazione che gioverebbero all’intero ecosistema marino ed a chi ne fruisce».

Questa storica osservazione napoletana potrebbe essere quindi un incentivo a investire ancora di più sulla ricerca e sulla tutela dei mari e di tutti i suoi abitanti. Ma fondamentale – proprio come accaduto in questo caso – sarà la collaborazione tra esperti, appassionati o semplici cittadini, che grazie alle loro segnalazioni dimostrano che la citizen science (la scienza partecipata da tutti) può davvero fornire numerosi dati interessanti, talvolta persino storici. Per cui, armatevi di binocolo e uscite, nei prossimi giorni le segnalazioni potrebbero aumentare: le gazze marine e altre creature fantastiche vi stanno aspettando lì fuori.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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