I tre macachi che l'università di Verona utilizzava a scopo di ricerca sono usciti per l'ultima volta le gabbie dei laboratori. Da questo momento saranno ospitati presso il centro di recupero per animali selvatici ed esotici di Semproniano (Grosseto), dove saranno seguiti per la riabilitazione da veterinari e personale specializzato in primati. Università e Comune già a febbraio avevano annunciato di voler rinunciare alla sperimentazione sui macachi, ed erano solamente in attesa della collocazione definitiva più adatta alle esigenze e al benessere dei primati. La scelta è ricaduta proprio sul centro di recupero gestito dalla LAV che curerà tutte le fasi, dal momento della liberazione delle scimmie e l'affidamento.

Le immagini del trasferimento dei tre macachi

I tre macachi maschi (Macaca mulatta), di cui uno molto anziano e due con un'età compresa tra i tre e i quattro anni, saranno sistemati nelle aree specializzate del centro, dotato di ampi spazi verdi all'aperto e che ospita già a numerose altre scimmie. Qui infatti hanno trovato rifugio circa cinquanta macachi provenienti dalle Università di Modena e Padova, nove primati provenienti dall'Istituto Superiore di Sanità e il macaco giapponese (Macaca fuscata) sequestrato a Salerno qualche settimana fa.

L'annuncio su Facebook della Lega Anti Vivisezione

Un'altra università segue quindi l'esempio di Modena e Padova e abbandona la strada della sperimentazione sulle scimmie. «La liberazione di questo nuovo gruppo di macachi conferma come il dialogo tra le associazioni e il mondo scientifico sia possibile e fondamentale per sostenere il cambiamento in atto, volto a dare piena applicazione alla norma, particolarmente stringente sull'uso di queste specie, e guardare al futuro, grazie al sostegno ai modelli innovativi e alternativi all'uso di animali» ha dichiarato nel comunicato Michela Kuan, biologa e responsabile LAV dell'Area Ricerca senza animali.

Di recente gli ottimi risultati ottenuti dal centro nella riabilitazione e nel recupero dei primati erano stati pubblicati, in collaborazione con l'Università di Bologna, sulla rivista Primates. Un lavoro importante che dimostra come una seconda e migliore vita sia possibile, anche per i primati liberati dopo anni di vita ed esperimenti in laboratorio.