Un adolescente in Florida è stato recentemente ricoverato a causa di un caso di infezione da Naegleria fowleri, la così detta "ameba mangia-cervello".

Il giovane era di ritorno da un viaggio fatto con la sua famiglia il primo luglio in cui aveva visitato la spiaggia di Port Charlotte, in Florida, quando ha iniziato a manifestare mal di testa e allucinazioni, i classici sintomi dell'infezione da meningoencefalite amebica primaria (PAM) causata proprio dall'organismo, insieme a febbre, nausea e vomito che possono poi sfociare in coma e morte in più del 90% dei casi.

Non è il primo caso questo mese negli Stati Uniti: su Kodami, infatti, abbiamo già trattato di un bagnante che, dopo un viaggio in Missouri, aveva contratto l'infezione, e per questo motivo la spiaggia di Lake of Three Fires State Park, in Iowa, dov'è stata rivelata la presenza del microrganismo era stata temporaneamente chiusa ai bagnanti.

Di luoghi comuni su questo microrganismo ce ne sono ancora molti, partendo dal primo, il più evidente: Naegleria fowleri non è un'ameba ma un protista, piccoli animali unicellulari appartenenti a un regno di organismi proprio come quello di animali, piante e funghi. Questa definizione tassonomica, però, è ritenuta ormai obsoleta e in disuso poiché al suo interno racchiude un'enorme varietà eterogenea di esseri viventi che, spesso, non hanno molto a che fare l'uno con l'altro.

Viene definita ameba perché in una fase del suo ciclo vitale assomiglia proprio al microscopico organismo con citoplasma privo di scheletro che emette dei prolungamenti chiamati pseudopodi utili per muoversi e cercare cibo. Fra le diverse forme che può assumere, quella infettiva per l'uomo è la "biflagellata", ovvero lo stadio vitale in cui possiede due piccole "code" costituite da proteine, appunto, i flagelli.

Le modalità con cui il protista entra in contatto con l'uomo sono sempre le stesse: l'organismo vive solitamente in acqua dolce a temperature variabili, generalmente in fonti termali tiepide, stagni, fiumi, scarichi di acqua calda provenienti da impianti industriali o centrali elettriche, piscine e terreni irrorati con troppa acqua.

Una volta incontrato l'ospite, solitamente un bagnante ignaro della sua presenza, la forma infettiva dell'organismo giunge accidentalmente all'interno delle cavità nasali, penetra attraverso la mucosa olfattiva seguendo un gradiente di temperatura a lei favorevole e risale lungo le fibre del nervo olfattivo fino ad arrivare al cervello attraverso i bulbi olfattivi.

Da quel momento in poi Naegleria fowlerigrazie alle condizioni ottimali di temperatura e di nutrienti, si moltiplica molto attivamente e rapidamente, nutrendosi del tessuto nervoso cerebrale che digerisce secernendo degli enzimi direttamente su di esso.

Nonostante questo organismo si possa trovare in tutto il mondo, in Europa di ameba mangia-cervello non si sente parlare dal 2006, con un caso segnalato in Portogallo, mentre il caso ancora precedente era del 1998, con un infetto in Repubblica Ceca. In Italia, poi, una vera e propria "emergenza ameba" non c'è mai stata, motivo per cui non è necessario preoccuparsi.