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8 Giugno 2022
13:13

Animali e reinserimento sociale: nel Carcere di Santa Maria Capua Vetere arriva il canile

Il reinserimento sociale dei detenuti passa attraverso molte strade, tra queste il lavoro e il benessere emotivo: due componenti che nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) saranno implementate grazie agli animali. Lo racconta la direttrice del Carcere Donatella Rotundo.

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cane uomo

«Il contatto con gli animali aiuta il benessere dell'essere umano ed è un aspetto importante per i detenuti, soprattutto nell'ottica del loro reinserimento in società» Così la direttrice del Carcere di Santa Maria Capua Vetere, Donatella Rotundo, commenta con Kodami la prossima apertura di un canile comunale e di un presidio sanitario veterinario all'interno della struttura penitenziaria della provincia di Caserta.

Il canile sarà gestito dal Comune di Santa Maria Capua Vetere in collaborazione con i detenuti della Casa circondariale della città, come si legge nell'ordinanza firmata dal sindaco  Antonio Mirra. Ad essere coinvolti nel progetto saranno però molti altri enti locali e nazionali come l’Agenzia del Demanio, l’Asl di Caserta e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il canile sarà realizzato insieme a un ambulatorio veterinario in co-uso con l'Asl casertana. A questo si aggiungono anche aule formative dove saranno attivati 7 corsi rivolti ai detenuti che vogliono lavorare con e per gli animali come dog trainer, operatore per Interventi assistiti con animali e altre figure professionali.

«L'obiettivo di tutto il mio operato come direttore del carcere è sempre rivolto al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti – spiega Rotundo – Attraverso il lavoro possiamo abbattere il rischio di recidiva, e per realizzare davvero questo proposito la formazione non basta: come amministrazione penitenziaria vogliamo accompagnare i detenuti dando loro la possibilità di mettere in pratica le conoscenze acquisite e poi di realizzarle fuori dalle mura del carcere. Per fare ciò stiamo stipulando per questo progetto appositi protocolli con il Comune, con l'Asl e anche con l'Università Federico II».

Secondo l'ultimo report diffuso da Antigone, associazione nazionale che si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, nel 2021 il 62% dei detenuti in carcere c’era già stato almeno un’altra volta, mentre il 18% c’era già stato in precedenza 5 o più volte: si tratta di numeri fra i più alti d'Europa.

«Il nostro proposito con questo progetto non è semplicemente di dare ai detenuti degli strumenti per reinserirsi, ma, creare attivamente dei posti di lavoro», sottolinea Rotundo.

Tra i motivi alla base dei tassi di recidiva tanto elevati nel nostro Paese non c'è solo la difficoltà d'inserimento nel mondo lavorativo, ma anche questioni più profonde che si legano con la qualità della vita dei carcerati che devono scontare la propria pena nelle carceri più affollate d'Europa dopo quelle di Turchia e Bulgaria.

«Per favorire il benessere di queste persone – aggiunge Rotundo – a luglio partiranno i colloqui con gli animali domestici. Stiamo rifacendo l'area verde del carcere per dare ai detenuti la possibilità una volta al mese di trascorrere l'ora di colloquio con un familiare e il loro animale. Il cane che potrà accedere all'area verde dovrà essere microchippato, e intestato a un familiare o al detenuto stesso, oltre ad avere tutta la sua documentazione in regola».

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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